Quando la trasformazione è in atto, i vecchi vestiti diventano una gabbia
- Alessandra Canelli
- 7 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min

Il segnale che stai cambiando, anche se non te ne sei ancora accorta
Ti è mai capitato di aprire un armadio pieno di vestiti e sentire di non avere nulla da mettere? Non è mancanza di gusto. E nemmeno indecisione. Spesso è il segnale che stai cambiando.
Dentro l’armadio non ci sono solo abiti, ma versioni passate di te: ruoli indossati per adattarti, capi scelti per non disturbare, per non stupire, per restare dentro uno standard rassicurante.
Quando ciò che sei stata non coincide più con ciò che sei ora, anche vestirsi diventa difficile. Non perché non sai scegliere, ma perché non vuoi più indossare i tuoi vecchi panni.
I vestiti come gabbia invisibile
A un certo punto il corpo inizia a ribellarsi. Camicie, giacche, completi che un tempo davano sicurezza ora stringono. Non solo fisicamente.
Continui a indossarli per abitudine, per paura di perdere un’identità costruita nel tempo, perché cambiare sembra più rischioso che restare.
Ed è così che i vestiti diventano una gabbia invisibile: ciò che prima ti faceva sentire “a posto” ora soffoca una parte più vera di te.
Quando il cambiamento non è accompagnato
Alcune donne reagiscono con uno strappo netto: un restyling totale, un cambiamento radicale. Ma quando il cambiamento nasce più dal contrasto che dall’ascolto, può creare confusione.
Arrivano gli sguardi degli altri: “Ti senti bene?” “Sei diversa.”
Quel disagio, inizialmente esterno, diventa interno. Non sei più chi eri, ma non sai ancora chi sei diventata.
Lasciare andare non è tradire chi sei stata
Spesso restiamo aggrappate ai vestiti per paura di perdere i ricordi. Ma i ricordi non abitano nei capi. Abitano in te.
Lasciare andare un abito non significa cancellare una parte di vita, ma onorare il cambiamento che stai attraversando.
Il passaggio identitario è una fase naturale
L’errore più comune è pensare che l’identità sia qualcosa di stabile che, a un certo punto, si rompe. In realtà l’identità è mobile per natura.
Cambia quando cambia il corpo, il ruolo, lo sguardo che posi su di te.
Il problema non è il passaggio identitario. Il problema è non avere strumenti per attraversarlo.
“Se una donna è in crisi davanti all’armadio, spesso non è perché non sa vestirsi, ma perché non sa più chi sta vestendo.”
I momenti di confusione non sono errori. Sono tappe fisiologiche della crescita.
Quando non ti riconosci più in ciò che eri, non stai sbagliando strada.
Stai cambiando pelle.







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